Bassano B., Durio P., Gallo Orsi U., Macchi E eds., 1992. Proceedings of the 1st Int. Symp. on Alpine Marmot and genera Marmota. Torino.
Edition électronique, Ramousse R., International Marmot Network, Lyon 2002

INTRODUCTION TO THE SESSION ECOLOGY

Spitz F.

Institut de Recherche sur les Grands Mammifères B. P. 27, 31326 CASTANET Cedex, FRANCE


As a specialist of ecology, biogeography and population biology, and as a non-specialist of marmots, I started from it to raise some questions to marmot specialists in this assembly.

The most fascinating point with this group is its history: a succession of speciation-migration-speciation episodes, the last migration from America to Asia having given birth of all European and Asian species. The ecological homogeneity of the marmots can be described by a set of characters shared by most species in the group:

- Marmots hibernate

- Marmots live in highly seasonal environments.

- These environments are typically characterized by an intense and short grass-growing season.

- Marmots typically inhabit accumulations of fallen rocks, and preferably old ones partially covered and colonized by vegetation, except when they are extensively colonized by forest.

- There is a unique forest Marmot (M. monax) that is a representative of a second American phylum, and a Eurasian species (M. bobac) is typically an inhabitant of non-rocky, deep chernozem soils.

- A marmot "colony" represents a rather high local biomass (order of magnitude about ten times that of small herbivorous rodents in the same environment), locally stable from year to year.

Now here are my questions:

- As Marmots must hibernate above freezing point, how do they manage in permafrost substrates?

- What are the relevant physico-chemical characters of non-rocky soils inhabited by marmots (e .g. M. bobac)? It is drainage? Or depth? Or texture?

. Is soil drainage the common character of "mountain" and "plain" marmot habitats? Or is it grass cover? Or seasonality? Or is it all that?

- Scientific literature is rich in information about M. monax, which represents the extreme tendency "forest". Is there similar information about the extreme tendency" steppe or desert" and the extreme tendency "non seasonal climate" in marmots?

- A dramatic difference between soil-dwelling and fallen-rock-dwelling marmots is as follows: in fallen rocks, underground housing already exists, whilst soil-dwelling species must dig out their house. This difference can be lessened if marmot dens in prairie soils are permanent to some degree. All this raises a set of questions: is den permanence-stability in non-rocky soils the condition of marmot installation? If we consider marmot holes are simply the doors opening on underground settlements, what determines the number and position of holes? Is horizontal development of soil-settlements as large as that observed in fallen rock accumulations?

- Marmots are highly social; it follows that the minimum habitat unit for marmots must have a larger area than that needed by solitary species; is it the reason why M. monax (solitary) is able to colonize forested environments by inhabiting clearings too small in area for social species?

- Is there enough information obtained by long-distance and long-time monitoring of marmots to address important problems such as dispersal, rate of exchange between colonies, variation between individuals, with age and status?

- What are the eco-physiological characters enabling marmots to thrive at high biomass in short-growth and relatively low-yeld grassy habitats?

Answering at least a part of these questions would be a sign of the success of this Symposium.

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INTRODUZIONE ALLA SESSIONE DI ECOLOGIA

Spitz F.

Institut de Recherchcs sur les Grands Mammifères B. P. 27, 31326 CASTANET Cedex, FRANCE

 

Come specialista di ecologia, biogeografia e biologia di popolazione e come non specialista di marmotte, mi sono fatto un'idea su questi incantevoli animali.

Questa mia idea potrebbe essere sbagliata, ma mi permette di sollevare alcune questioni agli specialisti di marmotte qui riuniti.

Il pi√Ļ affascinante aspetto di questa specie √© la sua storia: una successione di episodi di speciazione-migrazione-speciazione; l'ultima migrazione dall'America all'Asia ha fatto nascere tutte le specie europee e asiatiche oggi presenti.

L'omogeneità ecologica delle marmotte é messa in evidenza da un insieme di caratteri propri della maggior parte delle specie del gruppo:

- le marmotte vanno in ibernazione;

- le marmotte vivono in ambienti soggetti a forti variazioni stagionali;

- questi ambienti sono caratterizzati da un'intensa stagione di crescita dell'erba, ma di breve durata;

- le marmotte tipicamente vivono in pietraie e preferibilmente in quelle di vecchia origine, parzialmente ricoperte e colonizzate dalla vegetazione, escluse quelle a forte copertura forestale;

- esiste un'unica specie di Marmotta con abitudini forestali (M. monax), la capostipite di un secondo phylum americano; una specie euro-asiatica (M. bobac) abita invece aree caratterizzate da terreni profondi a chernozem, privi di rocce;

- una colonia di marmotte rappresenta una biomassa localizzata piuttosto elevata (ordine di grandezza di circa 10 volte quella di piccoli roditori erbivori presenti nello stesso ambiente) e stabile di anno in anno.

Le mie domande sono dunque le seguenti:

- Considerato che le marmotte devono ibernare a temperature superiori al punto di congelamento, come fanno in un sottosuolo di tipo permafrost?

- Quali sono le principali caratteristiche fisicochimiche dei terreni non pietrosi abitati dalle marmotte (M. bobac)? Sono drenati? Profondi? Che tipo di tessitura hanno?

- Il drenaggio del suolo é la caratteristica comune principale degli habitat di montagna ed di pianura preferiti dalla Marmotta? O é la copertura erbacea, o la stagionalità degli eventi, o tutto quanto insieme influenza l'insediamento della specie?

- La letteratura scientifica é ricca di informazioni riguardo a M. monax, che rappresenta un esempio di adattamento estremo alla vita forestale.

C'é una analoga bibliografia per quanto riguarda le marmotte adattate alla "steppa o deserto" ed alle regioni con clima di tipo "non stagionale " ?

- Vi é netta differenza ira la marmotta che scava le tane nel terreno e quella che lo fa in pietraia: in pietraia la tana é già preesistente, mentre nel terreno deve essere costruita ex novo.Questa differenza può essere ridotta se le tane delle marmotte in prateria sono in qualche modo permanenti?

Tutto ciò solleva alcuni interrogativi:

- La permanenza-stabilità della tana in suoli non rocciosi é condizione necessaria per l'insediamento delle marmotte? Se consideriamo le aperture di tana come semplici ingressi alle abitazioni sotterranee, quali sono i fattori che ne condizionano il numero e la localizzazione? Lo sviluppo orizzontale delle abitazioni scavate nel terreno é ampio come quello osservato in pietraia?

- Le marmotte sono individui altamente sociali, ne consegue che l'unità minima di habitat deve essere maggiore rispetto a quella necessaria per le specie solitarie. E questa la ragione per cui M. monax (solitaria) é in grado di colonizzare ambienti forestali, sfruttando radure troppo limitate per specie sociali ?

- Esistono sufficienti informazioni, ottenute con monitoraggi a lungo periodo e su ampia scala che siano in grado di mettere in relazione importanti fenomeni quali la dispersione, il grado di interscambio ira le colonie, le variazioni tra i singoli individui, con l'età e lo status?

- Quali sono le caratteristiche eco-fisiologiche che permettono alle marmotte di esprimere cosi elevati valori di biomassa in habitat erbosi a breve periodo di crescita e con produttività relativamente basse? Dare risposta anche soltanto ad alcuni di questi quesiti significherebbe un'importante successo per questo Simposio.

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